Intervento del Sindaco Stefano Vescovi per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Questa mattina, in Piazza della Vittoria a Vezzano sul Crostolo, si è svolta la cerimonia commemorativa in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Alla presenza del Sindaco Stefano Vescovi, del Comandante della Stazione dei Carabinieri di Vezzano sul Crostolo, Luogotenente Domenico Fetta, e del Comandante della Polizia Locale, Luca Travaglioli, la comunità si è riunita per rendere omaggio a quanti hanno sacrificato la propria vita per la Patria.

Protagonisti della mattinata sono stati gli alunni delle classi terze della scuola “A. Manini” di Vezzano, che, insieme ad alcuni cittadini, hanno preso parte alla commemorazione.

La cerimonia si è aperta con un momento particolarmente significativo: i ragazzi hanno intonato l’Inno nazionale italiano nella sua versione integrale, accompagnando la deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.

Di seguito, le parole del Sindaco Stefano Vescovi, rivolte in particolare agli studenti, per sottolineare il valore della memoria, della pace, dell’unità nazionale e della responsabilità di ciascuno nel custodire e trasmettere questi principi.

“Ci ritroviamo questa mattina al Parco della Vittoria, davanti al Monumento ai Caduti. Un luogo che appartiene alla memoria della nostra comunità e che proprio lo scorso anno abbiamo restituito alla sua bellezza e alla sua dignità attraverso un intervento di restauro.

Non è stato soltanto un intervento di recupero materiale: restaurare questo monumento significa prendersi cura della memoria, preservare il ricordo di chi ha sacrificato la propria vita e trasmetterlo alle generazioni più giovani.

Vorrei iniziare ricordando anche una tragedia che ha colpito il nostro Paese pochi giorni fa.

Il 29 ottobre, in Bosnia-Erzegovina, un incidente che ha coinvolto un elicottero italiano impegnato nella missione internazionale EUFOR Althea ha provocato la morte di quattro nostri militari: Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.

A loro, alle loro famiglie, ai colleghi e agli undici feriti va oggi il pensiero riconoscente e commosso della nostra comunità.

Vorrei rivolgere un pensiero particolare anche alle famiglie di chi indossa un’uniforme: a chi vive le assenze, le preoccupazioni e le attese di chi parte per servire il proprio Paese. Anche il loro è un contributo silenzioso, che merita rispetto e riconoscenza.

Oggi siamo qui per ricordare una data importante della nostra storia nazionale: il 4 novembre 1918, quando entrò in vigore l’armistizio che pose fine alle ostilità sul fronte italiano della Prima guerra mondiale.

Ma questa giornata non riguarda soltanto la fine di un conflitto. Ci ricorda il percorso attraverso il quale il nostro Paese ha conquistato la propria unità, la propria libertà e, con la Liberazione, le fondamenta della democrazia e della Repubblica.

Come ha ricordato il Presidente Mattarella nel suo messaggio per questa ricorrenza, il valore di questa giornata sta anche nella capacità di unire «la memoria del passato alla speranza per il futuro» della nostra comunità.

Credo sia una riflessione particolarmente importante, soprattutto oggi e soprattutto davanti ai ragazzi.

Ma questa ricorrenza ci consegna anche una domanda: che cosa significa davvero vincere una guerra?

Dietro le date, le battaglie e le vittorie della storia ci sono soprattutto persone. Giovani uomini partiti per il fronte e che non sono più tornati, famiglie distrutte, madri che hanno atteso invano, vedove e bambini cresciuti senza un padre. Ci sono paesi devastati, fame, paura e dolore.

La guerra non è mai soltanto una pagina di storia. È fatta di persone. Di vite interrotte. Di sogni che non hanno avuto il tempo di diventare realtà.

Ecco perché ricordare non significa soltanto guardare al passato, ma comprendere il presente e assumersi una responsabilità verso il futuro.

In questa giornata rendiamo omaggio alle donne e agli uomini delle nostre Forze Armate, a chi opera ogni giorno con professionalità, disciplina e senso del dovere per la sicurezza del Paese, la tutela delle nostre istituzioni democratiche e la protezione dei cittadini.

Difendere un Paese non significa soltanto difenderne i confini. Significa proteggere le sue istituzioni, il suo territorio, ma soprattutto le persone, la loro dignità, i loro diritti e la possibilità di vivere senza paura.

Il Ministro della Difesa Crosetto, nel suo messaggio di oggi, ha richiamato un principio molto chiaro: «Senza Difesa non c’è sicurezza e senza sicurezza non c’è libertà».

Credo sia un concetto importante da ricordare. Perché la libertà, per essere davvero esercitata, ha bisogno anche di sicurezza. E il compito delle Forze Armate è contribuire a garantire queste condizioni, nel nostro Paese e, attraverso le missioni internazionali, anche nei contesti in cui la pace e la stabilità sono messe a rischio.

La pace, infatti, non è qualcosa che possiamo dare per scontato. Richiede responsabilità, dialogo, capacità di ascolto e rispetto delle differenze. E questo vale nei rapporti tra gli Stati, ma anche nella nostra vita quotidiana: nelle comunità, nelle famiglie e nelle scuole.

Vorrei rivolgermi soprattutto ai ragazzi presenti oggi.

Non abituatevi alla guerra. Non considerate normale vedere città distrutte, bambini costretti a fuggire, persone che perdono tutto. Non pensate che la violenza sia un destino inevitabile o che i conflitti si risolvano necessariamente con la forza.

Essere cittadini italiani, amare il proprio Paese ed esserne orgogliosi è importante. Ma il patriottismo non deve mai trasformarsi nella convinzione di essere superiori agli altri o nel disprezzo verso chi appartiene a un’altra nazione.

Possiamo essere orgogliosi di essere italiani e, allo stesso tempo, sentirci cittadini europei e del mondo. Possiamo amare la nostra bandiera senza pensare che quella degli altri valga meno. Possiamo custodire la nostra identità senza chiuderci agli altri.

Il Tricolore rappresenta la nostra storia, la nostra libertà e la nostra Repubblica. Rappresenta anche i valori della Costituzione, quel patrimonio di principi che le generazioni prima di noi ci hanno consegnato e che noi abbiamo il dovere di custodire e trasmettere a chi verrà dopo.

Per questo, oggi, davanti a questo monumento, ricordare chi ha perso la vita in guerra significa anche impegnarci affinché altre generazioni non debbano vivere lo stesso destino.

Onorare chi ha servito e difeso il nostro Paese significa lavorare per costruire un’Italia migliore, più giusta e più consapevole.

Perché essere cittadini non significa soltanto appartenere a una comunità, ma sentirsi responsabili di ciò che accade intorno a noi.

La pace non è semplicemente l’assenza di una guerra. È qualcosa che dobbiamo costruire, ogni giorno, insieme.

E se c’è una vittoria che dovremmo augurarci, oggi e sempre, è quella di un mondo nel quale nessun ragazzo debba più partire per una guerra, nessuna madre debba aspettare invano il ritorno di un figlio e nessun popolo debba piangere i propri morti per colpa di un conflitto”.