82° Anniversario dell’eccidio de La Bettola – dall’intervento del Sindaco Stefano Vescovi

“Ogni anno ci ritroviamo in questo luogo. Ogni anno ripetiamo parole simili. Ogni anno leggiamo nomi che conosciamo.

Eppure ogni anno, arrivando qui, mi accorgo che la Bettola continua a fare una domanda nuova a ciascuno di noi…

Viviamo in un tempo in cui le guerre tornano a occupare le prime pagine…

Ogni giorno vediamo immagini di città bombardate. Bambini sotto le macerie. Famiglie costrette a fuggire. Persone che cercano rifugio. Persone che cercano salvezza. Persone che cercano semplicemente di vivere. E allora la Bettola smette di essere soltanto un luogo della nostra storia.

Diventa uno specchio. Perché ci ricorda che dietro ogni guerra ci sono sempre esseri umani.

Sempre. Prima delle bandiere. Prima delle ideologie. Prima delle appartenenze. Ci sono esseri umani. E quando la politica dimentica questo principio fondamentale, il rischio è sempre lo stesso: che la vita delle persone diventi secondaria rispetto agli interessi, alle strategie, alla propaganda, alla ricerca del consenso.

La Bettola ci insegna esattamente il contrario. Ci insegna che la dignità umana viene prima di tutto.

Sempre. Anche nei tempi più difficili. Anche quando sembra prevalere la logica della forza.

Anche quando qualcuno vorrebbe convincerci che la violenza sia inevitabile. Per questo la memoria non è mai neutrale. Ricordare significa scegliere. Scegliere da che parte stare.

Dalla parte della libertà contro la dittatura. Dalla parte della democrazia contro l’oppressione.

Dalla parte delle persone contro la disumanizzazione. Dalla parte della pace contro la guerra. E permettetemi di dire una cosa. Noi oggi possiamo fare memoria perché qualcuno, per decenni, ha deciso di non tacere. Qualcuno ha trovato la forza di raccontare. Di rivivere il dolore. Di trasformare una ferita personale in una testimonianza collettiva.

Per questo voglio rivolgere un pensiero particolare a Liliana Del Monte. Liliana non è soltanto una superstite. Liliana è una custode della memoria. Da anni entra nelle scuole, incontra ragazze e ragazzi, risponde alle loro domande, consegna loro una parte della sua vita e della nostra storia. Con una generosità che non dobbiamo dare per scontata.

E insieme a lei voglio ringraziare Adua Beneventi. Perché la loro presenza qui – oggi – rappresenta qualcosa che nessun libro potrà mai sostituire.

Voi siete il ponte vivente tra ciò che è stato e ciò che sarà. E noi abbiamo il dovere di custodire questo ponte. Perché arriverà un giorno in cui la memoria dovrà camminare soltanto sulle nostre gambe. Sulle gambe dei ragazzi che oggi sono qui.

Sulle gambe delle future amministratrici e dei futuri amministratori. Sulle gambe di chi prenderà il nostro posto. Ed è proprio a voi, ragazze e ragazzi, che voglio rivolgermi per concludere.

Sta a noi avere la volontà di ascoltarla. Grazie a chi continua a custodire questa memoria. E grazie a chi, soprattutto tra i più giovani, la porterà con sé negli anni che verranno. Perché finché ci sarà qualcuno disposto a ricordare, i visi impressi sul Monumento dei Caduti non saranno mai dimenticatI”.

Allegati